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A che gioco giochiamo?
Chiamiamolo “azzardopatia”.

Intervista al Professor Adelmo Di Salvatore, uno dei fautori del primo progetto finanziato dal bando “Gioco d’azzardo patologico (GAP) e contrasto all’usura” della Chiesa Avventista realizzato con i fondi dell’8xmille. Il Professore ci spiega le dinamiche dell’azzardopatia.

“A che gioco giochiamo?” è Il primo progetto finanziato dal bando “Gioco d’azzardo patologico (GAP) e contrasto all’usura”, voluto dalla Chiesa Avventista del Settimo Giorno utilizzando i fondi dell’8xmille; è  realizzato dall’A.R.C.A.T. Abruzzo (Associazione Regionale dei Club Alcologici Territoriali) con il partenariato della Fondazione Vita e Salute e del Ser.D (Servizio per le Dipendenze) di Avezzano (ASL 1 Abruzzo, Sulmona-Avezzano-L’Aquila). Uno dei fautori del progetto è il Professor Adelmo Di Salvatore, direttore del Servizio per le Dipendenze di Avezzano (ASL1 Abruzzo), già Direttore del Ser.D., prima che il problema dell’azzardo venisse inserito fra i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza).

Alle nostre domande sul GAP, il Professore precisa che «la patologia da dipendenza da gioco d’azzardo sarebbe meglio chiamarla con il termine “azzardopatia”. Il giocare d’azzardo si manifesta con caratteristiche e conseguenze dell’assunzione di una vera e propria droga, con problemi di tipo fisico, psicologico e sociale. La nostra esperienza ci ha insegnato a riconoscere in modo preciso la causa del Gioco d’Azzardo Patologico, ovvero il giocare. Conosciamo anche il modo di curare (scegliere di non giocare) e di prevenire (scegliere di non iniziare a giocare). I problemi correlati al gioco d’azzardo si sviluppano sempre dalla combinazione di almeno tre grandi aree di fattori: la persona (con il suo comportamento, il giocare e le modificazioni che questa azione ripetuta determina nel suo cervello); l’ambiente (le politiche, i concessionari, i distributori, i gestori, i locali, la pubblicità e i meccanismi del gioco d’azzardo); la disponibilità e l’accessibilità degli strumenti (le slot machine, il gratta e vinci, ecc.). Se manca uno soltanto di questi tre sistemi, non può esserci un problema legato al gioco d’azzardo né, ovviamente, la ludopatia».

Perché ha deciso di impegnarsi professionalmente in un ambito “scomodo” come quello del GAP, ovvero questa azzardopatia?

«Sono abituato agli ambiti “scomodi”. Anzi, quasi mi diverto, tanta è la passione e le soddisfazioni, nonostante le difficoltà e il continuo contatto con la sofferenza. Caso mai è scomodo il rapporto con lo Stato che tenta di racimolare qualche spicciolo sulla pelle delle famiglie, ma in realtà ingrassa solo i gestori dell’azzardo.»

Come è nata l’idea del progetto “A che gioco giochiamo?”, vincitore del bando, e quali sono le vostre prospettive in merito al suo sviluppo?

«L’idea del progetto è sorta al fine di destinare risorse ai Gruppi di AutoMutuoAiuto per Famiglie con problemi legati all’azzardo, oltre che per avviare campagne di sensibilizzazione nella popolazione e nelle Scuole.»

C’è stata una storia o una frase di un suo paziente che la colpita in modo particolare?

«Prima dell’ingresso al Gruppo di AutoMutuoAiuto mi è stato detto:

“Dottore, non ce la facciamo più, siamo disperati. Se continua così, mi uccido”. Dopo qualche settimana la stessa persona mi dice: “Adelmo, siamo rinati. Ora sappiamo che si può fare”.

Queste sono le molle che alimentano la passione per il mio lavoro.»

Quale la reale emergenza sanitaria in merito al Gap – azzardopatia nel nostro Paese?

«L’emergenza non c’è da oggi, ma da molto tempo. Oggi va peggiorando con le scommesse (anche senza denaro) dei giovani; con la diffusione degli strumenti dell’azzardo (slot, sale scommesse, opportunità online – anche da smartphone – ecc.), con l’avidità dei gestori, con le trappole contrattuali ai proprietari dei locali, con le connivenze Stato-Nazionale di Calcio-AAMS-Lottomatica e con le sponsorizzazioni ad Associazioni di Volontariato (più o meno consapevoli di complicità). Tutto questo fa parte dell’emergenza. Una mafia nuova e legalizzata.»

Quali le soluzioni possibili nel medio e nel lungo periodo e cosa chiederebbe al Governo?

«Lo Stato, per guadagnarci davvero (Salute pubblica, risparmio di risorse umane e finanziarie in merito alla cura, sviluppo economico, diminuzione del fenomeno dell’usura, ecc.) avvii da subito una campagna di smobilitazione dei luoghi e degli strumenti dell’azzardo, anche aiutando gli attuali gestori a riorganizzare nuove salutari attività, con incentivazioni fiscali e altre opportunità.»

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