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FONTI: Ministero della Salute, Ludocrazia di Marco Dotti, Sistema Italia
La trovi qui: disegno di legge 5/11/2017

In Europa è dislocato il 34% del giocato al mondo, ma l’Italia è la prima in Europa. L’azzardo è la terza industria italiana per fatturato con 100 miliardi di euro pari al 4% del PIL nazionale, 12% della spesa delle famiglie italiane, 15% del mercato del gioco d’azzardo europeo, 4,4% di quello mondiale.

La popolazione italiana è composta da 60.679.836 persone, di cui il 54% ha giocato d’azzardo, con puntate e perdite in denaro, almeno una volta negli ultimi 12 mesi. Se, infatti, nel 2011 il fatturato dell’industria dei giochi è stato di 79,9 miliardi dai quali lo Stato italiano ha guadagnato 8,8 miliardi, nel 2016 siamo passati a 96 miliardi per un guadagno statale di 10 miliardi. Mentre online il giro d’affari è di 16 miliardi l’anno.

Gli italiani dunque spendono 1.200 euro pro-capite all’anno, mentre l’universo dei giocatori connazionali è di circa 30 milioni di persone, delle quali circa 2 milioni sono a rischio dipendenza, cioè GAP; anche se le stime parlano di circa 800.000 giocatori patologici (il doppio dei tossicodipendenti che sono circa 393.000), in trattamento nel 2015 erano solo 12.376 pazienti. Inoltre sono stati calcolati in circa 500.000 i minorenni che già scommettono. Inoltre, dati del settembre 2015 rilevano che l’88% dei minori fra i 7 e i 18 anni accede almeno una volta al giorno a un social network o a un servizio di messaggistica istantanea attraverso smartphone.

La statistica ci riporta un dato allarmante: in Italia la stima dei giocatori d’azzardo problematici varia dall’1,3% al 3,8% della popolazione generale, mentre quella dei giocatori d’azzardo patologici varia dallo 0,5% al 2,2%. Si ritiene, inoltre, che almeno un terzo dei giocatori patologici sia composto da donne di età compresa fra i 48 e i 55 anni. Dulcis in fundo, spendiamo tra i 5 e i 6 miliardi all’anno per curare i giocatori patologici. Sistema gioco Italia, la federazione di Confindustria, ha inoltre raccolto alcuni dati, ripresi dalla Camera in una mozione approvata due anni fa che denuncia il prezzo sociale e sanitario dell’epidemia: per curare i malati, si sfiorano i 7 miliardi l’anno. Anche perché, per ogni giocatore patologico grave, il costo annuale delle cure a carico dello Stato raggiunge i 38.000 euro. Inoltre gioca d’azzardo non solo chi se lo può permettere, ma il 47% è costituito dagli italiani indigenti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il GAP colpisce il 3% della popolazione adulta e sempre più i giovani e gli anziani sopra i 60 anni. Nel 1980 l’American Psychiatric Association introdusse il concetto di dipendenza da gioco d’azzardo nell’ambito del DSM III (Diagnostic and statistical mental disorders), inquadrandolo come disturbo psichiatrico nella sezione «Disturbi del controllo degli impulsi». Nella recentissima edizione 2013 del Manuale DSM V, il GAP viene ricompreso tra le «New Addiction» (nuove dipendenze) dovute a disturbi comportamentali e non a sostanze specifiche.

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