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Riordino o abolizione del gioco d’azzardo? Tutte le tematiche della Conferenza Stato Regioni per il riordino del settore, il decreto del Sottosegretario Baretta e la proposta del Professor Fiasco che la governance del settore venga trasferita al Ministero della Salute.

Il 7 settembre 2017 Governo ed Enti Locali in Conferenza Stato Regioni hanno raggiunto un accordo sul tema del gioco d’azzardo legale. Ossia quello che permette allo Stato un introito di circa 10 miliardi l’anno. Il decreto, nonostante le polemiche e i punti di domanda, ha voluto garantire un “riordino” al comparto, come voluto da Pier Paolo Baretta, Sottosegretario dell’Economia e delle Finanze, tutelando le leggi regionali anti-azzardo esistenti, tra cui quelle efficaci, come la legge lombarda che impone distanze da luoghi sensibili, individuati dai sindaci caso per caso, e limiti orari di apertura. Permangono tuttavia aspetti controversi, quali il richiamo a una non meglio precisata “tutela degli investimenti” da parte delle imprese dell’azzardo. Tuttavia la politica, grazie alla mobilitazione della società civile, è costretta a fare i conti con il problema azzardo, da lei stessa alimentato.

Opinion leader in merito al tema azzardo e GAP è il Professor Maurizio Fiasco, sociologo e consulente della Consulta Nazionale Antiusura, fra i pochi e più autorevoli collettori e analisti dei dati in merito al fenomeno. Il professor Fiasco è inoltre uno dei firmatari di un importante documento indirizzato al Governo e contenente proposte di soluzione al problema. Prime fra tutte “il trasferimento della governance al Ministero della Salute”, perché alla base di tutto serve un cambiamento della scena attuale:

«serve una scelta istituzionale che vada ben oltre il mero riordino del settore.»

Ossia la messa al bando del gioco d’azzardo, in un Paese come l’Italia che negli ultimi 20 anni ha visto la diffusione di 47 nuove tipologie di gioco, nel 2016 ha bruciato 96 miliardi nel gioco con un aumento di 7 miliardi rispetto al 2015: circa 1.600 euro a testa per ogni cittadino, 3.012 euro al secondo, 260 milioni di euro al giorno, ossia il 4,4% del PIL.

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